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LE DIVERSE FIGURE ASSISTENZIALI: guida al consumatore

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Cenni evolutivi storici

Negli ultimi venti anni sono nate e si sono evolute numerose figure assistenziali, come già avvenute in altri paesi, con lo scopo di fornire un’assistenza sanitaria migliore.

La prima evoluzione importante c’è stata negli anni ‘90 con la trasformazione del percorso di studi degli vecchi “infermieri professionali” ( corso triennale regionale) in Diploma Universitario trasformando la figura in “Infermiere”.

Dopo circa dieci anni ci fu un’successiva evoluzione della professione con la trasformazione del Diploma Universitario in Laurea ( percorso di studi composto da una laurea triennale + specializzazione biennale), con conseguente trasformazione del titolo in “Dottore in Infermieristica”.

Tale evoluzione ha riguardato sia i requisiti di accesso ( dalla scuola media al quinquennio superiore), sia del percorso di studi; ad oggi tale corso di laurea consta di circa 5900 ore in tre anni, 2/3 di attività teorica ed 1/3 di tirocinio pratico.

Di supporto all’enorme carico di lavoro assistenziale affidato all’infermiere, si sono evolute diverse figure a partire dalla figura dell’ausiliario, divenuto successivamente con apposito corso OTA - operatore tecnico addetto all’assistenza.

Di supporto diretto all’attività specifica infermieristica sono nate in ordine OSA, OSS, OSSS.

OSA – Operatore socio - assistenziale

L’Operatore Socio-Assistenziale è un operatore che svolge la sua attività prevalentemente nell’assistenza diretta e di cura dell’ambiente di vita, a domicilio e nelle strutture sanitarie, sotto direzione controllo - responsabilità e supervisione dell’infermiere.

Il suo corso composto da 600 ore totali, di cui 300 ore teoriche e 300 ore di tirocinio pratico.

L’OSA è in grado di analizzare i bisogni e le situazioni generiche di rischio dell’assistito e svolgere attività di gestione domestica finalizzata al governo della casa in senso lato (pulizia stanze, ventilazione, illuminazione, cura degli arredi ed attrezzi necessari alla pulizia del soggetto), svolgere attività volta all’igiene del soggetto, eseguire correttamente le pratiche per l’alzata, per facilitare la deambulazione di utenti di diverso grado di inabilità, per l’assunzione di posture corrette, per l’assunzione dei cibi, sostenere, mantenere o ripristinare l’integrazione sociale dell’assistito.

OSS – operatore socio-sanitario
L' operatore socio-sanitario è l' operatore che svolge attività indirizzata a soddisfare i bisogni primari della persona in un contesto sia sociale che sanitario e a favorire il benessere e l'autonomia dell'utente.

Il suo corso di formazione è composto di 1000 ore circa, suddivise in:

450 ore di formazione teorica
100 ore di esercitazione e stage

450 ore di tirocinio

Inoltre è possibile specializzarsi con ulteriori 150-200 ore nell’assistenza ad utenti anziani, portatori di handicap, utenti psichiatrici, malati terminali, contesto residenziale, ospedaliero, casa alloggio, RSA, centro diurno, domicilio, ecc.

Collabora con l’infermiere (su sua diretta indicazione e supervisione) nell’assistenza diretta relativamente a:

- l’aiuto domestico/alberghiero*;

- l'espletamento delle funzioni fisiologiche, alla deambulazione, all'uso corretto di presidi, ausili e attrezzature, all'apprendimento e mantenimento di posture corrette.

- animazione e socializzazione di singoli e gruppi

- gestione dell'utente nel suo ambito di vita, cura la pulizia e l'igiene ambientale

- rilevazione dei bisogni e delle condizioni di rischio-danno dell'utente

- relazioni-comunicazioni di aiuto con l'utente e la famiglia

- l'integrazione sociale ed il mantenimento e recupero della identità personale

- la corretta assunzione dei farmaci prescritti e per il corretto utilizzo di apparecchi medicali di semplice uso, aiutare nella preparazione alle prestazioni sanitarie, attuare interventi di pronto soccorso

*governo della casa/dell'ambiente di vita, igiene e cambio biancheria, preparazione e/o aiuto all'assunzione dei pasti; sanificazione e sanitizzazione ambientale, l'effettuazione degli acquisti (quando necessario a domicilio.

OSSS - Operatore socio-sanitario con formazione complementare

OSSS è un operatore socio-sanitario con formazione complementare, quindi uno operatore Oss con un’ulteriore specializzazione. Questa formazione complementare lo abilita ad assistere l’infermiere /ostetrica in altre attività infermieristiche, sotto loro ordine - responsabilità e supervisione, in particolare di occuparsi della:

- somministrazione per via orale della terapia prescritta;

- somministrazione per via intramuscolare e sottocutanea;

- effettuazione di bagni terapeutici, impacchi medicali e frizioni ;

- rilevazione e l’annotazione di alcuni parametri vitali ( frequenza cardiaca, frequenza respiratoria e temperatura ) del paziente;

- raccolta di escrezioni e secrezioni a scopo diagnostico;

- medicazioni semplici e bendaggi;

- clisteri piccoli;

- mobilizzazione dei pazienti non autosufficienti per la prevenzione di decubiti e alterazioni cutanee;

- respirazione artificiale, massaggio cardiaco esterno;

- somministrazione dei pasti e delle diete;

- sorveglianza delle fleboclisi.

Come avete potuto notare tutte e tre le figure hanno molte attività in comune, attività di aiuto llimitate all'attività quotidiane. 

Tali operatori non possono sostuituire neanche vagamente l'operato del referente (infermiere/ostetrica), infatti oltre alle limitate attività di carattere quasi esclusivamente tecnico, la caratteristica più importante da notare è la dipendenza dall’infermiere, poiché nessuna delle tre figure ha capacità decisionale, ma se in grado di svolgere effettivamente le attività mensionate in situazioni cliniche piuttosto semplici possono essere utilizzate dall’infermiere/ostetrica ed eseguire tali attività.

Si parla di dipendenza dall'infermiere/ostetrica, perchè sono gli unici responsabili dell'assistenza quotidiana all'assistito nell' unità operativa o presso il domicilio; questi collaborano con altri professionisti (fisioterapisti, logospedisti, dietisti, psicologi, etc.) per raggiungere l'obiettivo salute.

Di conseguenza possono istruire  gli operatori  con cui collaborano  praticamente (ota, osa, oss, osss etc..) per renderli più competenti possibili di fronte alla molteplicità di situazioni cliniche.

Se la proporzione tra questi operatori e/o tra questi e utenti assistiti non è idonea, si finisce per:

- eseguire semplicemente delle tecniche;

- intervenire sul problema presentato, senza agire sulla causa ( es. l'assistito non ha fame/non magia autonomamente, quindi si somministrano alimenti per via endovenosa, etc..);

- innescare conseguenza patologiche reversibili o irreversibili ( es. l'assistito in buone condizioni igieniche che non riesce a cambiare posizione o a camminiare o a stare seduto, sviluppa piaghe da decubito oppure polmonite..etc..)

- non fornire una continuità assistenziale, poichè in assenza di collaborazione tra sanitari ognuno impronta il suo programma verso un obiettivo ristretto, non determinando mai un miglioramento complessivo effettivo.

Nella migliore delle ipotesi l'assistito diviene dipendente dalle cure o aiuto altrui, nella peggiore delle ipotesi  muore.

Nei servizi assistenziali domiciliari l’impiego di tali figure ha senso se c’è un referente infermiere che visitando l’utente bisognoso, invia un’ operatore socio-sanitario ( di cui conosce l’operato) in grado di effettuare determinate attività in condizioni cliniche tecnicamente semplici, ne controlla l’andamento e gli obiettivi da raggiungere, integra le attività necessarie in ogni momento si ritenga necessario per far riacquisire la massima autonomia possibile all’interessato, le massime condizioni igieniche-sanitarie, sociali e psichiche.

Attualmente tali figure vengono utilizzate in enorme quantità, ma soprattutto nell’errata maniera, principalmente per evitare l’assunzione di personale infermieristico/ostetrico (molto più costoso per un’azienda) dando una parvenza di assistenza sanitaria continuativa, perche sfruttano:

- l’assenza di informazione della popolazione

- la facile confusione visto la somiglianza nel nome delle categorie di professionisti (operatori sanitari, operatori assistenziali, operatori socio-sanitari o socio-assistenziali, ota, osa, oss, osss, etc..)

- l’errata concezione diffusa della cura solo in termini di farmaci, esami diagnostici ed interventi chirurgici, dimenticando l’utilità e la possibilità di cura grazie all'attività di tanti professionisti sanitari (infermieri, fisioterapisti, logopedisti, psicologi, assistenti sociali, ostetriche e moltissimi altri ancora).

Succede ancora, malgrado i presunti controlli che gli operatori socio-sanitari e socio-assistenziali vengono utilizzate spesso le strutture di cura e degenza private spacciandoli per infermieri ed insegnando loro tecniche infermieristiche fai da te, nei servizi domiciliari privati per le assistenze lunghe o notturne imbrogliando gli utenti bisognosi, negli ospedali pubblici in numero in proporzione superiore agli infermieri, poiché assicurano le cure igieniche e le risposte ai “campanelli”.

Purtoppo le necessità di un’utente in stato di malattia sono molteplici e complesse, quindi ciò non è sufficiente per una corretta assistenza sanitaria.

Tali figure risultano piuttosto utili per l’assistenza agli utenti  sia in ambito ospedaliero, che in ambito domiciliare, perché effettivamente possono fornire un’enorme ausilio all’attività assistenziale, ma finchè continueranno ed essere utilizzati nel modo sbagliato si avrà solo in apparenza  un  miglioramento dell' assistenza sanitaria.

Questa presentazione vuole essere una guida per l’utente per conoscere i servizi quotidianamente utilizzati, capirne la possibilità di aiuto e comprendere la necessità di integrazione di più attività, quindi di più professionisti.

Ass. Cult. Anassimandro

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